Ti svegli e un giorno ti accorgi che non hai più 15 anni. E nemmeno 25. Di punto in bianco, scopri che non sei immortale, che stai in qualche modo invecchiando, forse solo diventando più saggio. Mano a mano, a volte, diventando più solo. Arrivi ad un’età in cui sei un pozzo di saggezza che sembra non interessare più a nessuno, “e vorresti che certe visite durassero sempre di più”. Ma una cosa non cambia mai: non siamo fatti di ambizioni, prospettive, possedimenti e curricula. Siamo fatti di legami. E non importa quanto il tempo continui a passare, quanto tu riesca a vedere le persone alle quali ti sei volutamente incatenato, o alle quali ti ha legato la vita: i legami non si sciolgono. Si attorcigliano, a volte, ma non si sciolgono. Il capo e la coda del gomitolo che sanno perfettamente dove andare.
Ecco Unravel. Ed ecco lo Yarny che siamo tutti noi.

Se siete mai stati lontani da casa, lontani dalle persone a cui appartenete, perché la vita lo richiedeva e avete dovuto fare delle scelte, questo gioco vi rimarrà dentro come una piccola perla preziosa.
Più Yarny si allontana da casa, più il suo filo si esaurisce. Alla soglia di ricordi nuovi che riaffiorano, ricordi delle persone care, della sua famiglia, dell’amore con cui ha condiviso la vita, ecco nuova lana, nuova strada da percorrere. Nuova linfa vitale. Sempre più lontano da casa, sempre più consunto, fino ad un nuovo gomitolo ispirato da ulteriori ricordi.
Non è così per tutti?

I legami rimangono per sempre. Danno il coraggio di andare avanti e indicano la strada da seguire per riuscire a ritornare indietro. Bisogna impegnarsi per saperli custodire, fili di lana che si aggrovigliano nei boschi, nelle foreste, nelle miniere, nei territori più inospitali e a tratti perfino cupi. Ma la soluzione è sempre sotto gli occhi: basta seguire quel sottile filo rosso. Riporta a casa ed è un appiglio sicuro, sempre. Se pensi di non riuscire a rialzarti, ripercorri il filo rosso. Se le porte davanti a te non si aprono, pensa al filo rosso. Se i pericoli arrivano dalle tue spalle, ricordati del filo rosso.
Saper lasciar andare con serenità è importante. Custodire i ricordi e il lascito, di più.

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Unravel è tutto questo. È la metafora di vivere, dover diventare grande, qualsiasi cosa significhi, imparare a custodire e a lasciar scivolare via tenendo sempre a mente le cose preziose. Quelle che fanno da bussola. Un ricordo caro, un dono per ogni persona alla quale abbiamo lasciato una piccola parte di noi. Un pochino della nostra lana, perché ne valeva la pena, srotolandoci a poco a poco.

E poi, un giorno ti svegli e ti riscopri vecchio. Le visite non durano mai abbastanza. I ricordi sono tantissimi. I gomitoli da sciogliere, pochi. Quelli sciolti, tantissimi. Colorati, inestimabili—eccoli lì.

Nel corso di un’intervista, Martin Sahlin, quel ragazzo timido e tremolante che ci fece emozionare all’E3 2015, sul palco di EA, disse “se, alla fine del gioco, vi alzerete ed andrete a telefonare a vostra madre, allora il nostro messaggio sarà arrivato.” Io, se avessi ancora potuto, avrei chiamato anche i nonni.
Ma tanto il legame è ancora lì, non importa da quale parte del cielo si sta. Quei fili non si consumeranno mai.

E continui così, un giorno alla volta, a srotolare il gomitolo e cercare un po’ di nuova lana per andare avanti, sapendo che se ti volti sai da dove provieni. Non importa che tu stia andando a scoprire il mondo o a visitare con dei fiori in mano chi ti ha consentito di esserci.
Segui il filo rosso. Per aprirti al futuro con coraggio. Per tornare al tuo porto sicuro.

L'amore crea vincoli, come i fili dei gomitoli. Come per i gomitoli, questi vincoli sono fragili e possono aggrovigliarsi. Ma con la dovuta cura e attenzione, riescono ad arrivare in ogni dove.
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