The Novelist, il videogioco sull’essere scrittori (e umani)

Se siete interessati unicamente alla recensione del gioco, potete saltare al paragrafo dedicato.
Ormai avrete letto tutti, se siete appassionati dello stesso medium che adoro anch’io, l’articolo apparso sul blog La 27esima ora de Il Corriere della Sera, dove una mamma fin troppo apprensiva per essere una pediatra, raccontava dell’orrore provato quando ha scoperto di aver quasi regalato a suo figlio di 11 anni “un’arma letale” (sue parole testuali). Il suo articolo, con anche un discutibile riferimento ad un’amica deputata sbandierata come “intelligente e concreta”, manco dovesse mendicare voti su un blog, si chiudeva con un lascito che parlava chiaro: videogiochi che allenano alla violenza.

 Un articolo così ricco di ansie scollegate dal mondo e di concezioni vetuste, che ho quasi stentato a credere che davvero sia stato diffuso in Rete – un mezzo tecnologico molto pericoloso per i minori, se non debitamente controllati, e senza nemmeno tanti bollini PEGI 18+ in giro, in caso la dottoressa Salvadori non lo avesse notato.

Premessa

XBox_One_35657846_09Ho passato 24 ore a chiedermi quale fosse la risposta più appropriata da dare per un confronto costruttivo con l’opinione della Salvadori, ed alla fine ho deciso che non c’è bisogno di una replica. Basta verificare le indicazioni del PEGI, la capacità di lettura dovrebbe essere sufficiente a capirle e ad interpretarle con la giusta perizia, se solo si smettesse di pensare ai videogiochi come un medium per soli bambini, e di scandalizzarsi quindi per qualsiasi contenuto si spinga oltre ai funghi che ti fanno ingigantire o alla pallina gialla che mangia altre palline e deve scappare dai fantasmini blu.

Nessuno fa la morale al cinema se propone contenuti violenti. Il cinema è arte. Per quanto riguarda i videogiochi, invece, vige ancora la concezione – forse per la giovane età del medium – che si tratti di uno svago per al massimo adolescenti, e se si continua a fruirne dopo una certa età, probabilmente si è dei disadattati sconnessi dalla realtà. Se Tarantino fa vedere su schermo una che sta crepando di overdose, è una scena forte. Se un videogioco mostra scene violente, “è un’arma letale”. Un’arma letale per chi?

Ho giocato a videogiochi per la prima volta a 4 anni. A quelli inadatti per la mia età da quando ne avevo 8. E non ho ancora ucciso nessuno. Ho sviluppato delle passioni, affinato un’arte con la quale vivo, fatto crescere il più possibile un occhio critico, e studiato ed ora anche lavorato in questo campo. Per essere delle armi letali, hanno effetti niente male.

Questa recensione NON contiene spoiler

La recensione

thenovelist_screen1Ma non serve sprecare parole per confrontarsi in merito. Credo che i fatti valgano di più. Per questo, volevo parlare di The Novelist. Un gioco dall’idea così raffinata che non va sui giornali generalisti, quelli che danno spazio alla dottoressa Salvadori, e che se fossero esistiti a quel tempo, ci avrebbero messo in guardia dalla pericolosità del fuoco – un’arma letale incontrollabile che potrebbe sfuggire di mano e uccidere tutta la comunità.

L’autore di The Novelist, Kent Hudson, ha trascorsi in software house e progetti importanti, quando decide di abbandonare quei lidi per seguire la sua profonda ispirazione, e partorire così, dopo due anni, un progetto schematicamente semplice, la cui tagline non lascia spazio a dubbi: “un gioco che parla di vita, della famiglia, e delle scelte che facciamo.” In una sola frase, l’autore è riuscito a riassumere tutti i concetti che stanno alla base del progetto, e che vi faranno sentire profondamente ed irrimediabilmente umani.

Dan Kaplan, scrittore sulla cresta dell’onda ma in grave crisi creativa, decide di passare l’intera estate in una casa isolata, nei pressi del mare, e porta con sé anche sua moglie Linda e il loro bambino, Tommy. All’interno di questo contesto, il nucleo familiare non sa però di essere costantemente osservato, in qualche modo custodito, da una presenza: voi. Il giocatore è tangibile, è occhio che guarda e interviene all’interno di questo micromondo, e diviene via via parte integrante della storia. È una sorta di angelo custode che, sfondando la quarta parete, legge il pensiero, i diari e i ricordi dei tre protagonisti, arrivando via via a scoprire i loro desideri più reconditi, quelli che li porterebbero un gradino più vicino alla felicità.The-Novelist-3

Poco male, se solo non fosse che i personaggi sono tre, e voi potete rendere realtà solo due aspirazioni per volta. Vi troverete quindi catturati all’interno di grossi dubbi morali, a scegliere se i sogni e i desideri di uno siano più importanti di quelli dell’altro, senza sapere bene che criterio state utilizzando – o quale si possa utilizzare, per decidere qualcosa di poco scientifico o matematico come i sogni. Mano a mano che i capitoli si susseguiranno, insomma, i personaggi modificheranno il loro umore e il loro avvenire in base a ciò che voi gli avete concesso, in qualche modo rinchiusi in una campana di vetro dove potete disporre delle loro aspettative per il futuro.

È più importante la carriera da scrittore di Dan, la salute dell’unione coniugale con Linda o la felicità del piccolo Tommy? Nella realtà, cosa scegliereste? Rinuncereste alla vostra ambizione per il bene degli altri?
The Novelist riesce così, con schemi semplici ed una narrazione raffinata e intelligente, a trasmettervi qualcosa di profondo e concreto – pur non brillando nel gameplay, che in questa sede non tratto, ma che potete conoscere tramite le recensioni di qualsiasi collega nelle testate specializzate. Al capitolo finale del gioco vi ritroverete ad esservi affezionati ai Kaplan, a comprendere i sentieri e le ambizioni di ciascuno, ed a sperare di aver fatto, per The-Novelist-Review-Finding-Time-for-Tommyloro, le scelte migliori. Di avergli bisbigliato nel sonno quei consigli che potessero bilanciare meglio una mutua felicità.

Un appunto particolare, poi, all’interpretazione magistrale che l’autore è riuscito a dare della vita da scrittore, dei dubbi di questo contorto mestiere, tra soluzioni improvvisate, capitoli da rivisitare nell’ordine delle decine di volte, personaggi che hanno bisogno di trovare la loro strada all’interno del libro ed un vero e proprio mendicare l’ispirazione. Non ho mai trovato, all’interno del medium videoludico, una narrazione altrettanto viva ed efficace di ciò che scrivere significa, nel bene e nel male. Sia quando il libro è finalmente finito, sia quando il traguardo è ancora da raggiungere e sembra lontanissimo, proprio mentre la tua casa editrice alza la cornetta per ricordarti che il termine per la consegna del manoscritto sta per scadere.

I protagonisti di The Novelist si rivelano quindi umani, a trecentosessanta gradi, interessanti, completi. Non è un gioco per tutti – pochi lo sono – sopratutto per i wall of text che di tanto in tanto vi troverete a leggere, ma è un’opera che ha una sua efficacia, sopraffina e meritevole di attenzioni, che dimostra in una ulteriore sfumatura quanto questo medium sia narrativamente ed emotivamente forte e illuminante. Ed è l’opera che più sinceramente parla di scrittura e dell’essere scrittori – anche in mezzo ai libri a tema – con la quale mi sia mai capitato di imbattermi.
Un gioco sulla vita, la famiglia e le scelte che facciamo. E su tutto quello che c’è, dalla pagina bianca alla copertina in libreria.

Voto 7.5

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